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STIMOLI SENSORIALI Terapie non farmacologiche nel bergamasco

 di IVO CILESI*

L’IDEA PROGETTUALE È SORTA DALL’OSSERVAZIONE DEGLI SPAZI E DEL CON- TESTO DEI REPARTI DELLE ISTITUZIONI DI RICOVERO, IN CUI SI ASSISTE FREQUEN- TEMENTE ALLA PROGRESSIVA DEPERSONALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI PER- SONALI, MENTRE TUTTO RUOTA ATTORNO ALLO SCOPO DEL RICOVERO, OSSIA LA FORMULAZIONE DELLA DIAGNOSI E ALLA TERAPIA AD ESSA COLLEGATA.

coerente con la sua funzione, si è approfondito lo studio dell’effetto dei colori col- legati a modifiche significative del tono dell’umore e ad attivazione di risonanze sinestesiche in pazienti affetti da demenza o Alzheimer.

A questo punto si è proceduto al ritinteggio delle pareti del reparto, differenziando la scelta dei colori a seconda delle funzioni dei vari ambienti e dell’effetto contenitivo o dinamizzante o calmante di certi selezionati toni.

Al momento attuale sono state differenziate con contrasti cromatici differenti ottenuti dall’uso di colori caldi o freddi, tre aree fondamentali:

1. spazi di sosta (refettorio, area pranzo): toni del blu, con lo scopo di rilassare e conseguentemente contenere le persone in uno spazio percepito naturalmente come attivante (momento del pasto e di relazione tra familiari ed ospiti);

2. spazi passaggio (corridoi): toni del verde, con lo scopo di favorire un giusto equilibrio e diminuire gli stati di agitazione sia motoria che emozionale;

3. spazi di attività (palestre di fisioterapia e laboratorio occupazionale): toni dell’a- rancio, con lo scopo di favorire l’attivazione dinamica in area dedicata alla riabilita- zione delle funzioni motorie e cognitive.

Il percorso attivato è stato modulato e indirizzato in due direzioni La prima area coinvolge le persone che presentano problematiche comportamentali, le quali sono seguite con percorsi individuali di musicoterapia attiva e recettiva con cuffie direzionali. Gli interventi sono strutturati seguendo un protocollo specifico e a seguito una valutazione in équipe riguardante l’inserimento del paziente. In questa prima fase sono stati inseriti momenti di musicoterapia recettiva di gruppo attivata in momenti definiti e sedute di musicoterapica attiva che prevedono la partecipazione individuale della persona diventa paziente ed ogni attività conseguente alla sua presa in carico diventa sinergica a questo nuovo ruolo. Pur considerando l’evidente difficoltà di un Centro Alzheimer situato all’interno di un comparto ospedaliero a poter garantire le peculiarità sociali e relazionali che la cura di questa tipologia di pazienti impongono, rimane in ogni caso fondamentale mantenere il più possibile l’idea del focolare in uno spazio con funzione sanitaria. Proprio questo ambiente terapeutico deve dunque anzitutto essere connotato come spazio familiare, in cui le relazioni sociali possono essere mantenute ed eventualmente rinforzate. Il percorso di trasformazione di uno spazio significa dunque ricreare nuove opportunità di attività nella quotidianità. I pa- zienti ospedalizzati devono poter trovare la possibilità di dedicarsi ad attività occu- pazionali collegate al fare o all’essere nel nuovo habitat sociale.
In questo articolo si vuole descrivere il primo step di un articolato percorso progettuale a più fasi, dedicato alla progressiva trasformazione degli spazi del Centro Alzheimer dell’Ospedale Briolini di Gazzaniga (Bergamo) in funzione degli obiettivi sopra citati. In analogia con la costruzione di una sequenza musicale armonica, in cui si parte dal silenzio, il primo step di questo progetto è stato quello di ricreare il vuoto ambientale, nel senso che sono stati eliminati tutti gli stimoli visivi che non avevano collegamenti terapeutici. Partendo dal presupposto che ogni fonte di stimolazione sensoriale con valenza terapeutica debba necessariamente essere collocata in un ben definito spazio

ABITARE SPAZI RIABILITATIVI, È IMPORTANTE CREARE DEI MOMENTI DI STIMOLAZIONE, E MOMENTI DI RILASSAMENTO, PAUSE E MOVIMENTO NELLA QUOTIDIANITÀ

pazienti tramite l’utilizzo del corpo-voce e di strumenti musicali melodici e ritmici. Si è iniziato a programmare gli interventi di musicoterapia recettiva anche al bisogno a seguito all’insorgenza improvvisa di una problematica comportamentale, utilizzando suoni e musiche modulate sul paziente che presenta il disturbo. La seconda area riguarda le stimolazioni ambientali: è stato attivato il percorso di “musicoterapia ambientale” con musiche studiate e dedicate per accompagnare diversi momenti della giornata. Le sequenze attivate sono la musica del risveglio e la musica dell’addormentamento. Le due sequenze saranno modificate ogni tre mesi, mantenendo però le caratteristiche strutturali dei brani. E’ previsto l’inserimento di altre due sequenze, la sequenza del mezzogiorno che facilita il riconoscimento del momento del pasto, e la sequenza del pomeriggio che favorisce l’attivazione di dinamiche relazionali e di socializzazione. Si stanno attivando due aree sensoriali in due spazi dedicati (spazio-refettorio, e spazio corridoio) dove tramite diffusori acustici già posizionati saranno strutturati momenti musicali nel corso della giornata. L’in- serimento di questi spazi ha l’obbiettivo di diminuire gli stati di agitazione dei pazienti diminuendo i disturbi del comportamento, facilitando in questo modo il miglioramento del clima ambientale del reparto. In collegamento con questi spazi saranno posizionati stimoli visivi modulati e sintonizzati con le proposte sonoro musicali, stimoli che accompagnano i tempi della stagionalità (orientamento temporale). La terza direzione coinvolge in modo diretto i familiari che potranno usufruire di indicazioni pratiche relative alla gestione dei disturbi comportamentali dei loro cari direttamente a domicilio. Infatti i familiari avranno degli strumenti in più per gestire le problematiche dei loro cari (ad esempio, musicoterapia recettiva con musiche dedicate), quindi le terapie non farmacologiche somministrate diretta- mente a domicilio. Questa prima fase del percorso a mio parere ha facilitato in alcuni casi la gestione dei disturbi comportamentali presenti nei pazienti, migliorandone la loro qualità di vita. Inoltre l’inserimento delle diverse stimolazioni ambientali ha favorito il miglioramento del clima ambientale del reparto con una ricaduta positiva sia per gli ospiti sia per gli operatori che per i familiari. Il progetto di continuità riguarda il mantenimento e l’imple- mentazione di queste terapie non farmacologiche e allo stesso tempo l’attivazione di nuove terapie non farmacologiche con l’inserimento di nuovi spazi sensoriali.

LE TERAPIE NON FARMACOLO- GICHE INSERITE NEL CENTRO

Musicoterapia attiva

Sono previste sedute di musicoterapia individuale e di gruppo con cadenza settimanale con un inserimento di pazienti suddivisi in percorsi terapeutici individuali e/o di gruppo. E’ importante definire per ogni ospite specifici obiettivi terapeutici rispetto alla situazione generale e/o patologica. Tali obiettivi saranno definiti dopo una prima fase di trattamento volta all’osservazione delle caratteristiche individuali e delle problematiche comportamentali. Sono previste periodiche verifiche con l’équipe di struttura. E’ prevista l’applicazione di griglie osservative e strumenti di valutazione all’inizio e al termine del trattamento in modo da valutare con efficacia gli eventuali cambiamenti relazionali e comportamentali degli ospiti inseriti nel percorso terapeutico.

Musicoterapia recettiva
con cuffie direzionali senza fili

Attivazione di un percorso terapeutico di musicoterapia recettiva sia da attivare in uno spazio dedicato (camera ospite) o nello spazio della quotidianità. Le diverse stimolazioni potranno essere proposte sia con sedute individuali collegate ad in- terventi mirati ad affrontare specifiche problematiche (disturbi comportamentali) o con interventi al bisogno, anche in collegamento con gli interventi sanitari e socio-assistenziali. Questi interventi potranno essere effettuati durante la giornata o nelle fasi notturne se ne viene rilevata l’esigenza.

Musicoterapia ambientale

Attivazione di ascolti terapeutici (musico- terapia ambientale) in modo da favorire l’orientamento temporale e cadenzare i diversi tempi della giornata. L’obiettivo di tale intervento è svolgere un’azione di supporto e facilitazione indiretta attraverso il contesto, ambiente sonoro, atto a facilitare alcune attività e/o compiti specifici di precisi momenti della giornata (risveglio, riposo), a contribuire ad alleviare tensioni o dolori e a sostenere il tono dell’umore. Sono da prevedere periodiche verifiche rispetto l’andamento del progetto e gli effetti osservabili, sia attraverso momenti di osservazione diretta degli ospiti in struttura sia attraverso la raccolta di osservazioni effettuate dagli operatori. E’ prevista l’attivazione di un protocollo di osservazione. Gli

 

operatori saranno preventivamente sensibilizzati e formati a tali rilevazioni che seguiranno, il più possibile, criteri di semplice applicabilità all’interno delle procedure e compiti quotidiani. E’ prevedibile una variazione nel tempo delle proposte musicali in base alle rilevazioni effettuate. E’ prevista una documentazione della progettazione e dei dati raccolti.

Stimolazioni sensoriali

Sono state inserite alcune stimolazioni sensoriali in spazi dedicati (spazi comuni di socializzazione). Le stimolazioni riguardano stimoli visivi che rappresentano un acquario virtuale in alternanza con fuochi di camini virtuali. Queste stimolazioni sono sicuramente utili a contenere diversi disturbi comportamentali: (agitazione, ansia, irritabilità, wandering, apatia, depressione) e possono favorire allo stesso tempo percorsi di stimolazione cognitiva. E’ fondamentale il percorso di validazione della realtà dei pazienti inseriti e le stimolazioni sono sicuramente utili perché favoriscono in alcuni momenti il rilassamento in altri momenti l’attivazione. E’ molto importante che ci sia una regolamentazione degli stimoli proposti.

Conclusioni

La prima fase del percorso di inserimento delle differenti stimolazioni sensoriali ha dato dei risultati positivi in relazione alla diminuzione delle problematiche compor- tamentali dei pazienti del centro e in egual misura è migliorato il clima del reparto e  con una importante ricaduta anche nel rapporto con i familiari dei pazienti.

Le prospettive riguardano l’implementazione degli stimoli sensoriali nella quotidianità all’interno del reparto e allo stesso tempo favorire una maggior presenza delle terapie non farmacologiche sia nel nucleo sia nei percorsi domiciliari di reinserimento.

·      Consulente Terapie non Farmacologiche Centro di Eccelenza Alzheimer Ospedale Briolini-Gazzaniga (Bergamo)

 

 

IL CENTRO ALZHEIMER DELL’OSPEDALE BRIOLINI DI GAZZANIGA

·       Stiamo parlando del nucleo del Centro di Eccellenza per la cura dei malati di Alzheimer. Il Centro, prima e unica struttura del genere istituita dalla Regione Lombardia per assistere i malati di Alzheimer, è frutto della collaborazione tra Fondazione Europea di Ricerca Biomedica (FERB) ed Enti pubblici. Il Centro è diretto dal prof Carlo Alberto Defanti, neurologo di fama internazionale. Sono disponibili 22 posti letto ed è presente e operativa una équipe multidisciplinare formata da Neurologi, Geriatri, Psicologi, Educatori, Esperti in Terapie non Farmacologiche, Fisioterapisti, Infermieri, Terapisti Occupazionali, Operatori di Assistenza, etc….Il centro gestisce ricoveri di 30/60 giorni con pazienti che presentano disturbi comportamentali non gestibili dalla famiglia che verrà aiutata a riaccogliere il malato in situazione migliore.)

 

 

 

 

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MODELLO TERAPEUTICO “ISSC” per il paziente affetto da demenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

> di IVO CILESI *

UN NUOVO MODELLO TERAPEUTICO PER NON FERMARSI AD ASPETTARE, PER CER- CARE DI CAPIRE, PER DARE DELLE OPPORTUNITÀ ALLE PERSONE AFFETTE DA DE- MENZA, PER AIUTARE LE PERSONE CHE AIUTANO. IL TEMPO DEI RICORDI È IL TEMPO DEL PRESENTE CHE SI COLLEGA ALL’IDEA DI CASA DOVE IN UNO SPAZIO RESI- DENZIALE SI OFFRONO DIVERSE OPPORTUNITÀ DI DIALOGO, DI STIMOLAZIONE CO- GNITIVA E CHE FACILITANO IL RILASSAMENTO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PREMESSA: il pieno, il vuoto… In un processo di cura è importante l’equi- librio, il concetto si può ampliare se con- sideriamo che il tutto è parte del nostro essere. L’alternanza tra spazi pieni e vuoti è parte integrante delle nostre rela- zioni personali e sociali. Se non si dona alternanza riempiendo o, al contrario, svuotando tutto di azioni, gesti e parole, l’attivazione di comunicazioni e relazioni significative risulta essere estremamente difficoltosa.
L’ascolto esiste nell’alternarsi tra pause e azioni. Nelle pause e nei silenzi, un re- spiro può assumere senso e significati devastanti, sia per le parti positive che negative che esso può rappresentare. G.Gaggero (Esperienza musicale e mu- sicoterapia, Mimesis ed.2003 Milano) sostiene infatti che “…suono e silenzio possono considerarsi a pari titolo testimo- nianze dell’ascolto; essi trovano nella di- mensione dell’ascolto la loro comune matrice in quanto è la qualità dell’ascolto stesso che qualifica, in termini di senso, sia il suono che il silenzio…il silenzio può costituire una metafora dell’attesa…”. Il mio modello terapeutico attinge allo scorrere naturale della vita, dove tutto è scandito dall’alternanza tra pieno e vuoto, tra pausa ed azione.
È la metafora dell’incontro, dove la pausa (vuoto) riempie di senso e di significato l’attesa dell’esserci (pieno).
Nello spazio fisico, nelle relazioni sociali, nelle relazioni terapeutiche, l’alternanza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tra pausa ed azione dona armonia ed e- quilibrio.
Il visitatore di una galleria di quadri può apprezzare la qualità estetica delle imma- gini esposte, solamente se queste risul- tano frapposte a spazi vuoti, che consen- tono di attivare attenzione e attivazione di risonanze emotive; allo stesso modo se in un mercato rionale i diversi generi ali- mentari sono disposti molto vicini tra lo- ro, l’eccesso di stimoli visivi rende più diffi- coltosa la scelta da parte degli acquirenti. Allo stesso modo riempire gli spazi am- bientali di un luogo di cura di un numero eccessivo di stimoli visivi, tattili, sonori ed olfattivi, può creare nel paziente Alzhei- mer disorientamento e confusione. Una luce e una sedia in un corridoio di una RSA, disposte invece tra due spazi vuoti, sono piene di significati e possono favorire nel paziente che deambula l’oc- casione di una pausa.

Per paradosso il pieno (sedia-cono di luce) favorisce il silenzio (vuoto). E il vuoto in questo caso, è pieno di senso e di significato perché è proprio nell’assen- za e nell’attesa che il pieno risulta luogo di cura.

Nell’approdare a questa simbolica isola di senso, il paziente rivive inoltre metafori- camente la primitiva esperienza estetica, rappresentata dalla sensazione di essere accolto in un abbraccio materno, un “holding environment”, uno spazio che cura e che attiva processi emotivo-af- fettivi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

> Ivo Cilesi

Il concetto del modello terapeutico e le sue evidenze si ritrovano in tutti i momenti del processo di cura, dall’accoglienza, all’approccio, alla relazione terapeutica, agli stimoli ambientali selezionati.

Ad esempio se in una relazione verbale tra due persone non esiste l’alternanza tra pieno e vuoto risulta difficile l’armoniz- zazione e l’equilibrio della comunicazione. Tutto ruota attorno a questo concetto. Nei percorsi assistenziali l’operatore deve saper aspettare e quindi rispettare i tempi del paziente: è nell’alternanza e nell’equi- librio tra la pausa (vuoto) e l’agire (pieno) che si esprime la qualità della cura.

PAROLE CHIAVE

Interactive

Interazione e attivazione di collegamen- ti, che si muovono in spazi comuni e che creano relazioni e movimento e in altri momenti facilitano le pause. Non cerchia- mo obbligatoriamente relazioni e stimoli, ma le interazioni si attivano in modo na- turale se gli spazi sono propedeutici. Space

Lo spazio come elemento comunicativo, lo spazio può essere facilitatore di rela- zioni e allo stesso tempo può essere contenitore di pause e di silenzi. Ecco l’i- dea dello spazio come contenitore, un in- volucro dove le persone possono tro- vare delle tracce che parlano di loro. I mo- menti si collegano, interazione nello spa- zio, spazio interattivo. Non esiste uno spazio neutro, non esiste una neutralità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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dello spazio, i luoghi contengono emozio- ni, contengono ricordi, contengono silen- zi. E’ importante che gli spazi vengano vissuti naturalmente, nella quotidianità. Sensory

Con il metodo multisensoriale, i sensi dei pazienti possono essere diretti, coordinati e stimolati, dal punto di vista terapeutico e come rilassamento con stimolazioni specifiche. Questo tipo di intervento è im- portante perché può essere modulato e diretto per diverse patologie quali: de- menze, autismo, patologie psichiatriche, disturbi comportamentali, stati di ansia, stati di agitazione, nevrosi, deficit visivi ed uditivi, ed altre.

• Se noi analizziamo le potenzialità della terapia sensitiva per il paziente, ad e- sempio con demenza senile, dobbiamo considerare che la privazione sensitiva potrebbe essere un segno che è ignorato frequentemente, ma una funzione impor- tante degli stimoli sensitivi si riflette sul collegamento fra stimolo sensoriale e persone anziane affette da demenza.

• L’integrazione sensitiva è molto impor- tante perché coinvolge lo stimolo e l’inter- pretazione di tutti gli imput sensoriali (vi- sta, suono, odore, gusto e tatto), possia- mo fornire al paziente con demenza se- nile una esperienza unica per migliorare la sua qualità di vita. Questo metodo co- me è stato già riportato coinvolge la tera- pia a 5 livelli di esperienza umana. Le va- rie stimolazioni richiameranno la consa- pevolezza e l’orientamento delle persone diminuendo l’ansia, il dolore e la depres- sione, favorendo inoltre l’attivazione dei processi della memoria. Lo spazio multi- sensoriale può essere modulato a secon- da della situazione e del problema che si deve affrontare. Il concetto sembra sem- plicistico, tuttavia bisogna riportare i gran- di successi che questi ambienti sensoriali hanno ottenuto nell’arco di pochi anni. Queste esperienze interessano diver- samente ogni individuo, dall’operatore che lavora in struttura sociale alla persona con gravi problemi comportamentali. Questo ambiente come ho già detto sti- mola il tatto primario, il gusto, la vista, l’u- dito, l’odore, senza l’esigenza dell’attività intellettuale. Tutte queste esperienze so- no occasione per la persona di godere di ambienti con i relativi componenti sen-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

soriali modulati al proprio passo Ciò sug- gerisce che tutti possono sperimentare la stanza senza riguardo alla loro inabilità. Obiettivi della terapia sensitiva:

• fornire un ambiente di stimolazione per intensificare consapevolezza;
• fornire un’atmosfera interessante per consigliare alle persone ad esplorare i loro ambienti;

• fornire una sicurezza dell’ambiente stesso permettendo ai partecipanti un rilassamento mentale e fisico;
• stimolare i processi della memoria attra- verso immagini, profumi, suoni, evocatri- ci;

• stimolare i sensi per generare immagini sensoriali;
• stimolare i blocchetti di costruzione che compongono la percezione;

• fornire un’atmosfera rilassante per le persone partecipanti.
Care
Esserci, essere protesi verso l’altro, con intenzionalità. Questo processo meto- dologico e terapeutico prevede delle rea- zioni o non reazioni conseguente alla somministrazione di stimoli di fronte ad interazioni in spazi quotidiani apposita- mente predisposti. Questo processo si costruisce progressivamente nei diversi ambiti dedicati. Questo processo implica una ridefinizione del ruolo del paziente a seconda dell’ambiente. E il ruolo può essere definito da progetto terapeutico, o in altri casi il ruolo può essere definito da improvvisazioni attivate nel qui ed ora. Questa ridefinizione del ruolo del paziente ci porta ad una espulsione dall’interna- mento istituzionale. E’ fondamentale ri- cercare la validazione della realtà dei paziente e allo stesso tempo ri-creare momenti sociali, che a volte si trasfor- mano in momenti individuali, importanti e collegati alle ritualità della comunità. La dimensione delle esperienze che si atti- vano negli spazi dedicati, ma anche negli spazi non dedicati, accoglie il paziente come è. Gli vengono offerte delle oppor- tunità che possono essere colte e nell’ac- coglienza e nella cura rientra il desiderio espresso dall’operatore di stare con il paziente di abitare il suo stesso luogo. Le dimensioni delle opportunità offerte alla persona implicano la possibilità del su- peramento dell’evitamento emotivo e del-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la non recettività. Condizione essenziale è l’offerta delle possibilità che possono essere agite dalle persone ma altresì possono anche non essere agite e que- sto rientra nel quadro di ritiro emotivo e relazionale caratteristico della malattia di Alzheimer.

IL MODELLO TERAPEUTICO

• Nicchie sensoriali. • Colori specifici.
• Stimoli sensoriali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SCHEDA INSERIMENTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PAZIENTE:
DIAGNOSI:
PUNTEGGIO MMSE: PUNTEGGIO UCLA:
TEST SENSORIALE:
DISTURBI COMPORTAMENTALI: OBIETTIVO:

MOTIVAZIONE INSERIMENTO :
TERAPIE NON FARMACOLOLOGICHE INSERITE METODOLOGIA DI INTERVENTO:
PERIODO DI INSERIMENTO:
OPERATORE TUTOR PROGETTO: VALUTAZIONI DEL PROGETTO:
DOPO 15 G:
VALUTAZIONI SUCCESSIVE:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCHEDA VALUTAZIONE INGRESSO

INGRESSO PAZIENTE: DATA:
RACCOLTA DATI STORIA PERSONALE DOMANDE SONDA:

• COLORE/COLORI PREFERITO • ODORI/PROFUMI
• SUONI/MUSICA
• STOFFE/INDUMENTI

• CIBO
• BEVANDA
• PASSIONI/ATTIVITÀ • OGGETTOSIMBOLO • CURADELSÈ

OSSERVAZIONE 15 G. SOMMINISTRAZIONE

- MMSE
- NPI
- TEST SENSORIALE
- RICONOSCIMENTO SPECCHIO

IDENTIFICAZIONE PROBLEMATICHE: VALUTAZIONE PRIORITÀ TERAPEUTICHE:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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• Spazi che si trasformano.
• Strumenti terapeutici.
Tutte queste caratteristiche sono presenti da tempo nei percorsi di cura dei pazienti affetti da demenza, la novità è una orga- nizzazione metodologica e terapeutica dei diversi percorsi. Tutti questi spazi e stimoli sono sicuramente interattivi, ma questo non vuol dire che l’interazione deve essere ricercata ad ogni costo: “l’in- terazione è una opportunità” facilitata dalle persone che lavorano sul campo e dagli spazi dedicati. E’ sicuramente vero che uno spazio vuoto destruttura ma è altresì vero che uno spazio pieno di sti- moli può essere confusivo. Ma allora co- sa bisogna fare? Come sempre la cosa giusta risiede nel mezzo, stimoli pensati e posizionati in modo che lo spazio risulti veramente terapeutico. E allo stesso tempo creare e trasformare degli spazi, una sala pranzo diventa un mercato, o si trasforma in antica caffetteria. Queste opportunità sono strutturate e inserite nel contesto quotidiano.

GLI STRUMENTI

E’ fondamentale strutturare un percorso metodologico dove le diverse azioni ne- cessitano di attività sequenziali che pos- sano facilitare gli interventi terapeutici. Fanno parte del percorso 2 schede:

• scheda inserimento;
• scheda valutazione ingresso.
E’ importante fare una valutazione delle capacità percettive, a questo scopo sono state inserite nella valutazione iniziale una scheda sensoriale (test sensoriale) per rilevare la percezione sensoriale del paziente, allo scopo di modulare le diver- se tnf (terapie non farmacologiche) in base alle capacità sensoriali residue del paziente. Nella fase di inserimento si rileva con un test strutturato (riconosci- mento allo specchio) la capacità di perce- zione di sé del paziente, allo scopo di strutturare percorsi di riabilitazione cogni- tiva tenendo in considerazione le capacità sensoriali residue (orientamento spa- ziale).
Laboratori inseriti e terapie non farmaco- logiche inserite:
• musicoterapia individuale recettiva;
• musicoterapia ambientale;
• terapia della bambola;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

• laboratorio della cu- ra del sé;
• laboratorio di aro- materapia;

• sand therapy (tera- pia della sabbia);
• laboratorio cogni- tivo alimentare. Queste terapie non farmacologiche fan- no parte di un per- corso di base, che in modo mirato può es- sere somministrato al paziente. Logicamente posso- no essere sommini- strate altre e differenti terapie non farma- cologiche in relazio- ne ai diversi percorsi terapeutici attivati nel- le differenti strutture.

UN NUOVO
MODELLO TERAPEUTICO

Nel nuovo modello terapeutico fanno parte 5 punti fondamentali.
• Ambiente terapeutico con stimolazioni sensoriali attivate e attivabili nella quoti- dianità.
• Terapie non farmacologiche inserite in un contesto quotidiano di cura.
• Strumenti di inserimento e di valuta- zione.
• Protocolli terapeutici differenti a seconda del percorso terapeutico attivato.
• Coinvolgimento diretto e supervisionato dei caregiver nei percorsi di stimolazione multisensoriale.
E’ importante che le diverse stimolazioni proposte siano sinergiche e che i dati rilevati nella valutazione d’ingresso siano presi in considerazione per attivare per- corsi terapeutici (cognitivi/comportamen- tali) mirati ed efficaci.

Esempio di percorso:
• Problema: Wandering/Affaccendamento/disorienta- mento spaziale;
• Dati rilevati all’ingresso: non riconosci- mento allo specchio;

-Test Sensoriale, riconoscimento colore verde;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-MMSE non somministrabile;
-Musica riconosciuta, Aria Traviata;
Dai dati in nostro possesso, possiamo attivare nelle prima fase una serie di per- corsi sensoriali e terapeutici atti ad affron- tare e diminuire le problematiche eviden- ziate.

• Attivazione: aree sensoriali con musica dedicata;
-stimoli di colore verde;
-simboli di orientamento con colorazione verde;

-spazio di affaccendamento con abiti e oggetti di colore verde.
• Terapie non farmacologiche:
-Terapia della Bambola (vestiti bambola di colore verde).

-Musicoterapia recettiva con cuffie dire- zionali (musica somministrata Aria Tra- viata).
• Verifiche in itinere dopo il primo mese di somministrazione.

* Consulente terapie non farmacologiche Centro Eccelenza Alzheimer ospedale Briolini di Gazzaniga (Bg) – Consulente Terapie non Farmacologiche Centri Alzheimer Goteborg (Svezia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Caratteristiche Tecniche

Marca
JOYK
 

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